Perché non sono un segretario tuttofare

Una pausa,  e cerchiamo di riflettere il cammino fatto fino ad oggi.

Nel Marzo del 2005 appena quattro mesi dall’apertura del Varco dei Biffi,  e del mio ingresso nel consiglio mi avete dato modo di meditare una mia lettera che avevo intitolato “Un figliuol prodigo” una testimonianza personale,  e la mia visione sullo stato della chiesa evangelica a Firenze e mettendomi così spontaneamente al suo servizio.

Quello che non ho mai nascosto fin dall’inizio era il mio pensiero  sulla  divisione esistente denunciandolo:  “come un reale stato di peccato”.

Ho da quel momento cercato di evidenziare e combattuto l’indifferenza dei pastori rispetto alla preghiera di Gesù sull’essere UNO  per diventare credibili agli occhi del mondo.

Ma tra una riunione e l’altra verbale a parte, non c’era nessuno che si sporcasse le mani nel rendere operative le decisioni comuni: motivazione, non abbiamo tempo a causa del nostro ministero.

Ecco perché l’impegno da me offerto e da voi non richiesto e a volte anche subito, non è di segretario tuttofare, ma casomai di “giuntura” all’interno di un corpo oggi “disarticolato”.

Il mio non era un problema di tempo o meno, ma di ubbidienza a quello che il Signore mi stava mostrando: Una chiesa evangelica figlia della riforma che  si era resa impotente a causa della propria litigiosità.

Risorse,  ricchezze straordinarie, iniziate con la riscoperta del Vangelo, della Grazia, e della fede personale in Gesù Cristo “dilapidate” perché nessun leader  vuole iniziare a occuparsi seriamente di questo tesoro che rappresenta l’unità nel mettersi al servizio l’uno dell’altro.

Marco Ricca, nuovo esponente del corpo evangelico in sede istituzionale ha sollecitato le chiese a muoversi verso una maggiore visibilità nello sforzarsi a manifestare le proprie opinioni in modo unitario.

E’ in questa luce e prospettiva che veniva  sempre più condivisa la necessità di trasformare i culti comunitari come le palme e la riforma come occasione di festa, estendendole all’intera giornata, e al pranzo comunitario.

Come ha ben sottolineato Volpe, per il momento possiamo solo parlare di una evangelizzazione verso noi stessi, ed io aggiungo, nell’imparare a lavorare insieme, nel conoscersi, riconoscersi, nel riconoscersi tutti in un’identità evangelica senza se e senza ma, nel donare la decima del proprio tempo delle nostre comunità, nello scambio di pulpiti, nel lasciarsi compromettere, in una parola: Servire

Queste ultime riunioni hanno visto una progressiva crescita dei partecipanti, e questo è positivo, ma d’altra parte non possiamo pensare che tutti possano prendere parola, esprimersi, anche perché nonostante gli ordini del giorno dati con largo anticipo, si ha l’impressione che non tutti condividano con la propria chiesa le proposte, le decisioni, del consiglio.

Mi sento libero di suggerire quindi una diversa impostazione futura del consiglio stesso, di iniziare con un momento comune, e poi per la parte operativa separarsi in tre gruppi distinti tra chiese, opere, e missioni.

Per poi concludere nel condividere le risoluzioni prese nei tre momenti.

E’ stato chiesto qual è il distinguo tra consiglio dei pastori e Firenze Evangelica, rispondo: nessuna! Firenze Evangelica è l’espressione del Consiglio dei Pastori, è il frutto del cammino fin qui fatto.

A Dicembre del 2005 ho regalato un libro a tutto il corpo pastorale sull’unità del Corpo, e sull’importanza  di formare squadra, cercando con lo stesso di iniziare a presentare un programma di iniziative per l’anno nuovo, come sono persuaso ognuno di voi è impegnato a fare nella propria chiesa, opera o missione?

Purtroppo, confesso di aver operato costantemente senza un reale mandato del consiglio, perché ogni decisione operativa fino all’ultimo poteva essere messa in discussione, ma sono sempre stato fiducioso di compiere la cosa giusta nella prospettiva dell’unità.

Oltre al programma di lavoro comune che doveva concludersi con la festa al Saschall, ho presentato in PowerPoint  un documento programmatico per le chiese evangeliche fiorentine, che toccava indirizzi e  organizzazione.

“Una chiesa evangelica al servizio della nostra città”

Ricordo che ci fu un primo sussulto da parte di alcuni di voi, come atto d’orgoglio: possibile che dobbiamo farci dire da un “paria” quello che dovremmo “fare” noi? Finalmente una reazione positiva!

Riappropriarsi del proprio ruolo, ma c’era un costo da pagare!    

Nessuno nel passato, e così al presente, vuole iniziare a lavare  piedi all’altro, perché nessuno di voi nonostante dichiari di essere schiavo di Cristo, si vuole fare servo agli altri. E’ disposto a considerare l’altro superiore!

 

Ho da quel momento cercato di evidenziare e combattuto l’indifferenza dei pastori rispetto alla preghiera di Gesù sull’essere UNO  per diventare credibili agli occhi del mondo.

Ma tra una riunione e l’altra verbale a parte, non c’era nessuno che si sporcasse le mani nel rendere operative le decisioni comuni: motivazione, non abbiamo tempo a causa del nostro ministero.

Ecco perché l’impegno da me offerto e da voi non richiesto e a volte anche subito, non è di segretario tuttofare, ma casomai di “giuntura” all’interno di un corpo oggi “disarticolato”.

Il mio non era un problema di tempo o meno, ma di ubbidienza a quello che il Signore mi stava mostrando: Una chiesa evangelica figlia della riforma che  si era resa impotente a causa della propria litigiosità.

Risorse,  ricchezze straordinarie, iniziate con la riscoperta del Vangelo, della Grazia, e della fede personale in Gesù Cristo “dilapidate” perché nessun leader  vuole iniziare a occuparsi seriamente di questo tesoro che rappresenta l’unità nel mettersi al servizio l’uno dell’altro.

Marco Ricca, nuovo esponente del corpo evangelico in sede istituzionale ha sollecitato le chiese a muoversi verso una maggiore visibilità nello sforzarsi a manifestare le proprie opinioni in modo unitario.

E’ in questa luce e prospettiva che veniva  sempre più condivisa la necessità di trasformare i culti comunitari come le palme e la riforma come occasione di festa, estendendole all’intera giornata, e al pranzo comunitario.

Come ha ben sottolineato Volpe, per il momento possiamo solo parlare di una evangelizzazione verso noi stessi, ed io aggiungo, nell’imparare a lavorare insieme, nel conoscersi, riconoscersi, nel riconoscersi tutti in un’identità evangelica senza se e senza ma, nel donare la decima del proprio tempo delle nostre comunità, nello scambio di pulpiti, nel lasciarsi compromettere, in una parola: Servire

Queste ultime riunioni hanno visto una progressiva crescita dei partecipanti, e questo è positivo, ma d’altra parte non possiamo pensare che tutti possano prendere parola, esprimersi, anche perché nonostante gli ordini del giorno dati con largo anticipo, si ha l’impressione che non tutti condividano con la propria chiesa le proposte, le decisioni, del consiglio.

Mi sento libero di suggerire quindi una diversa impostazione futura del consiglio stesso, di iniziare con un momento comune, e poi per la parte operativa separarsi in tre gruppi distinti tra chiese, opere, e missioni.

Per poi concludere nel condividere le risoluzioni prese nei tre momenti.

E’ stato chiesto qual è il distinguo tra consiglio dei pastori e Firenze Evangelica, rispondo: nessuna! Firenze Evangelica è l’espressione del Consiglio dei Pastori, è il frutto del cammino fin qui fatto.

A Dicembre del 2005 ho regalato un libro a tutto il corpo pastorale sull’unità del Corpo, e sull’importanza  di formare squadra, cercando con lo stesso di iniziare a presentare un programma di iniziative per l’anno nuovo, come sono persuaso ognuno di voi è impegnato a fare nella propria chiesa, opera o missione?

Purtroppo, confesso di aver operato costantemente senza un reale mandato del consiglio, perché ogni decisione operativa fino all’ultimo poteva essere messa in discussione, ma sono sempre stato fiducioso di compiere la cosa giusta nella prospettiva dell’unità.

Oltre al programma di lavoro comune che doveva concludersi con la festa al Saschall, ho presentato in PowerPoint  un documento programmatico per le chiese evangeliche fiorentine, che toccava indirizzi e  organizzazione.

“Una chiesa evangelica al servizio della nostra città”

Ricordo che ci fu un primo sussulto da parte di alcuni di voi, come atto d’orgoglio: possibile che dobbiamo farci dire da un “paria” quello che dovremmo “fare” noi? Finalmente una reazione positiva!

Riappropriarsi del proprio ruolo, ma c’era un costo da pagare!    

Nessuno nel passato, e così al presente, vuole iniziare a lavare  piedi all’altro, perché nessuno di voi nonostante dichiari di essere schiavo di Cristo, si vuole fare servo agli altri. E’ disposto a considerare l’altro superiore!